Il ‘vibe copywriting’ è un nuovo modo di scrivere che coniuga la creatività umana alle incredibili capacità dell’Intelligenza Artificiale. In questo articolo scopriremo perché questa competenza emergente sta diventando strategica e come sfruttarla nel modo migliore per i contenuti che realizziamo.

Il vibe copywriting è un approccio emergente alla creazione di contenuti che integra l’intuizione e la visione del copywriter con le capacità generative dell’Intelligenza Artificiale. L’autore definisce obiettivi, tono, struttura e pubblico di riferimento, guidando l’IA in modo iterativo fino a ottenere il risultato desiderato: il testo viene affinato progressivamente, per così dire, ‘a colpi di prompt’. Siamo quindi ben distanti dalla semplice automazione: questa metodologia permette di produrre contenuti mirati, scalabili e stilisticamente coerenti … il tutto in tempi molto rapidi. La macchina può inoltre suggerire in tempo reale alternative, snellendo la revisione e la sperimentazione. Non è dunque un caso che questo approccio sia sempre più adottato dai ‘creators’ che devono conciliare velocità, qualità e consistenza nella loro produzione.

L’espressione ‘Vibe Copywriting’ deriva da una molto simile, ovvero ‘Vibe coding’. Quest’ultima è stata coniata dal ricercatore Andrej Karpathy che nel 2025 iniziò a usarla per descrivere un approccio alla programmazione in cui lo sviluppatore software guida l’Intelligenza Artificiale descrivendo in linguaggio naturale il risultato desiderato e lasciando che sia la macchina a tradurlo in linee di codice.
Questo approccio è stato in seguito adattato alla comunicazione: il vibe copywriting indica quindi la scrittura di contenuti in collaborazione con l’IA, affinché il testo sia coerente con lo stile desiderato dall’autore, garantendo un output in linea con la ‘vibrazione comunicativa’ desiderata.

Molti credono, sbagliando, che l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale finisca inevitabilmente con l’appiattire la creatività, rendendo ogni testo generico e, soprattutto, ‘privo di anima’. La realtà, tuttavia, è ben diversa … a patto di saper padroneggiare questo strumento innovativo. L’IA non andrebbe infatti impiegata come ‘sostituta’ del copywriter, ma piuttosto come una sorta di ‘imitatrice ispirata’, effettivamente in grado di amplificarne lo stile. I modelli linguistici più avanzati, se guidati correttamente, possono riconoscere e replicare il modo di scrivere del creativo in pochi attimi, potenziandolo e applicandolo ai molteplici contesti assegnati. Una delle principali opportunità del ‘Vibe Copywriting’ non consiste quindi nel chiedere alla macchina di scrivere un articolo dall’inizio alla fine, ma di affiancarci adottando una personalità specifica, attraverso cui operare la sua ‘magia’. Una magia basata sull’elaborazione dell’enorme quantità di dati acquisita durante il suo addestramento.

Per quanto l’Intelligenza Artificiale sia ‘potente’, la direzione e la supervisione umana rimarranno sempre fondamentali per ottenere risultati ottimali grazie al ‘vibe copywriting’. Tutto comincia dalla capacità dell’autore di ingegnerizzare il prompt corretto, fornendo indicazioni precise e coerenti con la propria personalità e il proprio immaginario. Occorre inoltre che definisca il tono, il livello di complessità ed il pubblico di destinazione, guidando così al meglio la macchina. Senza queste informazioni, è infatti molto alto il rischio che questa produca contenuti generici, lontani dall’obiettivo comunicativo. È inoltre fondamentale che il creativo valuti e selezioni le varianti che spesso sono proposte, correggendo i possibili errori e adattando l’elaborato alla sua visione complessiva. In altre parole, l’IA può effettivamente potenziare il suo utente, ma non è, e non sarà mai, in grado di interpretarne perfettamente l’intento e il pensiero critico. Un buon risultato sarà sempre legato a un equilibrato connubio di capacità diverse.

Uno dei principali vantaggi del vibe copywriting consiste nell’effettiva possibilità di migliorare progressivamente non solo la qualità, ma anche la ‘desiderabilità’ di un testo pubblicato in rete. Si comincia con la sua valutazione, che non è più basata su un giudizio soggettivo, ma su metriche oggettive volte a verificarne l’impatto. I KPI, da questo punto di vista, risultano fondamentali, includendo indicatori come il tasso di conversione, il tempo medio di permanenza sul contenuto e il bounce rate. Un A/B testing automatizzato e su larga scala permette inoltre di testare decine di varianti contemporaneamente, identificando rapidamente le combinazioni più efficaci. Tutti questi dati alimentano continuamente il sistema, migliorando la precisione delle previsioni e la qualità delle generazioni successive. Il vibe copywriting si integra così con un approccio data-driven che trasforma questa disciplina da arte intuitiva a scienza applicata, con risultati prevedibili e replicabili.

a scelta della tecnologia per mettere in pratica il vibe copywriting è di fondamentale importanza: gli strumenti utilizzati determinano infatti la qualità del processo creativo, dalla coerenza dello stile al livello di controllo esercitabile su ogni dettaglio del contenuto generato. I Large Language Model (LLM) conversazionali come ChatGPT, Gemini e Claude rappresentano da questo punto di vista, molto probabilmente, l’opzione migliore, permettendo un’ottima relazione iterativa e dialogica con l’Intelligenza Artificiale: è possibile fornire loro input progressivi, chiedendo modifiche più o meno radicali. Grazie alla loro flessibilità, offrono al creativo pieno controllo su struttura, lessico e direzione del messaggio, senza alcun tipo di vincolo.

Non si può comunque tralasciare il fatto che, oltre agli LLM, sul mercato esistano anche soluzioni specializzate nel copywriting ‘generico’, come ad esempio Jasper, Copy.ai o Rytr: queste piattaforme basano il loro funzionamento su template predefiniti e workflow standardizzati, pensati per una rapida stesura di copy commerciali come email, annunci e post social. Sebbene questi strumenti siano ottimi per casi d’uso comuni o per chi cerca un approccio semplificato, la loro rigidità e la limitata possibilità di iterazione li rendono poco adatti al Vibe Copywriting ‘puro’, che richiede totale libertà creativa e un rapporto dinamico tra professionista e IA.

Collaborare con l’Intelligenza Artificiale nel copywriting non significa delegare la creatività alla macchina, ma impiegare la nuova tecnologia per amplificare le proprie capacità cognitive ed operative. I principali benefici che derivano da questa interazione sono, tra l’altro:

Occorre evidenziare che tutti questi vantaggi non si presentano in modo isolato, ma si rafforzano reciprocamente. Il risultato è un processo di scrittura più rapido, efficiente e qualitativamente superiore, in cui l’Intelligenza Artificiale non sostituisce il copywriter, ma ne potenzia le capacità naturali.

Una volta individuati gli LLM come strumento ideale per mettere in pratica il Vibe Copywriting, è opportuno soffermarsi su come ‘farli funzionare’ al meglio. Per raggiungere questo scopo è necessario un ‘prompt engineering’ di grande qualità, che si traduce nella formulazione di prompt (istruzioni testuali) chiari ed efficaci. Questi non devono solo comprendere tutte le informazioni necessarie all’IA per generare il contenuto desiderato, ma anche essere sufficientemente organizzati da essere interpretati correttamente dalla macchina.
Un prompt davvero ‘performante’ dovrebbe includere, ad esempio:
… senza dimenticare eventuali esempi di riferimento (che risultano sempre molto utili!).
La tentazione comune è di scrivere prompt lunghissimi che includano ogni possibile dettaglio: in realtà i più efficaci bilanciano completezza e concisione, fornendo informazioni essenziali senza sovraccaricare l’IA con dettagli irrilevanti. Un buon approccio consiste quindi nello strutturare sezioni chiaramente delimitate: una per il contesto, una per il pubblico, una per gli obiettivi, una per lo stile e così via. Questa organizzazione aiuta la macchina a processare correttamente la richiesta, generando output allineati alle aspettative.

Il vibe copywriting, per quanto utile, non è una soluzione universale, ma eccelle solo in ambiti specifici, dove tono, autenticità e coerenza stilistica sono determinanti. Eccone alcuni:
Per contro, il vibe copywriting risulta meno adatto in contesti dove la precisione prevale sull’espressività. È il caso, ad esempio, dei manuali tecnici, della documentazione software, dei testi normativi o dei report scientifici: in questi ambiti, un’eccessiva attenzione al tono e allo stile rischierebbe di compromettere la chiarezza e l’accuratezza delle informazioni, che rimangono la priorità assoluta.

Uno degli errori più frequenti quando si inizia con il vibe copywriting è quello di accettare acriticamente la prima versione generata dall’IA. La tentazione, del resto, è forte: il testo sembra, almeno apparentemente, ben scritto, tratta tutti gli argomenti richiesti e non presenta errori evidenti. Tuttavia è bene non lasciarsi ingannare in quanto tutti i contenuti generati automaticamente tendono naturalmente verso una sorta di ‘competente mediocrità’, vale a dire quella ‘zona grigia’ dove tutto è formalmente corretto ma nulla è davvero ‘speciale’. Il vero valore del vibe copywriting emerge solo quando si investe tempo nell’iterazione, spingendo l’IA oltre le risposte ovvie, verso territorio più interessante e distintivo.
Un altro errore tipico consiste nel fornire prompt vaghi aspettandosi risultati specifici. Se, ad esempio, le chiediamo di scrivere qualcosa di accattivante su un prodotto senza illustrare cosa lo renda davvero speciale, otterremo inevitabilmente un contenuto generico. La completezza e la qualità del prompt determinano direttamente il livello del testo generato. Ogni minuto investito nel ‘dirigere’ l’IA, raffinando e dettagliando il prompt iniziale, può risparmiare molteplici cicli di revisione successivi.

È naturale che la crescente adozione del vibe copywriting sollevi questioni etiche meritevoli di riflessione. È corretto ‘svelare’ ai lettori che un proprio testo è stato generato collaborando con l’Intelligenza Artificiale? La risposta non è semplice, anche perché il confine tra lo ‘scritto dall’uomo’ e lo ‘scritto dalla macchina’ tende ad assottigliarsi ogni giorno di più. Va tuttavia segnalato che, in alcuni ambiti, come il giornalismo, la comunicazione istituzionale o i contenuti medici, la trasparenza sull’uso dell’IA è già considerata un obbligo etico, se non normativo. Se un copywriter usa l’IA per generare una prima bozza e investe quindi tempo nella sua correzione e perfezionamento, il risultato finale va considerato ‘artificiale’? È parere di chi scrive che non lo sia, a patto che l’autore abbia partecipato fattivamente al risultato. Del resto, il futuro ci riserva un panorama in cui la co-creazione, più o meno accentuata, sarà inevitabilmente considerata del tutto normale.

Nonostante i recenti e impressionanti progressi, l’Intelligenza Artificiale presenta ancora alcuni limiti nel copywriting: tende infatti a produrre testi che, pur apparendo plausibili, possono contenere imprecisioni fattuali, le cosiddette ‘allucinazioni’. I modelli possono inoltre avere difficoltà nel cogliere appieno le indicazioni dell’utente e le sfumature stilistiche che si desidera imprimere al testo.

Le immagini presenti in questa pagina web sono state realizzate impiegando strumenti di Intelligenza Artificiale generativa.