Il 15 maggio 2026, nel 135° anniversario della Rerum Novarum, Papa Leone XIV pubblica Magnifica Humanitas: la prima enciclica della storia dedicata all’Intelligenza Artificiale. Un documento spesso frainteso dai media, che non demonizza la nuova tecnologia ma propone piuttosto un quesito fondamentale: come renderla trasparente e al servizio di tutti, evitando che si trasformi in un micidiale strumento nelle mani di pochi? In questo articolo spiegheremo il reale pensiero del Pontefice.

Il 15 maggio 2026, a poco più di un anno dalla sua elezione, Papa Leone XIV firma la sua prima enciclica, la Magnifica Humanitas. La scelta della data non è casuale: ricorre infatti il 135° anniversario dalla pubblicazione di un’altra, la ‘Rerum Novarum’ (*1), in cui Leone XIII, aveva preso posizione sulle grandi trasformazioni sociali legate alla rivoluzione industriale. Un chiaro gesto di continuità storica, dunque: così come il suo predecessore aveva affrontato le ‘cose nuove’ (*2) del suo tempo, il nuovo pontefice sceglie di misurarsi con la trasformazione più profonda del suo: l’Intelligenza Artificiale.
Impresa ardua, apparentemente più adatta a un tecnico che al vicario di Dio, che però spiega molto su chi sia Robert Francis Prevost, l’attuale guida della Chiesa Cattolica. È statunitense, nato a Chicago nel 1955. Nel 1977 si laurea in matematica (*3) ed entra a far parte dell’Ordine degli Agostiniani (*4). A partire dagli anni ‘80, e per lungo tempo a seguire, presta la sua opera come missionario in Perù. Questo percorso segna profondamente una formazione, la sua, basata, su rigore scientifico e sensibilità verso i più vulnerabili.
Non è quindi un caso che Magnifica Humanitas, la prima ‘dichiarazione al mondo’ di Prevost, esprima la sua posizione su un argomento, l’IA, a lui tutt’altro che avulso. È infatti un’analisi lucida, scritta da chi conosce bene i numeri ma è anche vissuto tra i poveri, sugli enormi rischi e le altrettanto grandi potenzialità di questa nuova tecnologia (*5).
Note:
*1: La ‘Rerum Novarum’ venne pubblicata nel 1891;
*2: ‘Cose nuove’ è la traduzione del latino ‘Rerum Novarum’;
*3: Presso la Villanova University;
*4: 1° settembre 1977, entra nel noviziato a Saint Louis, nella Provincia di Nostra Signora del Buon Consiglio di Chicago.
*5: Leone XIV, Magnifica Humanitas, Lettera Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale, 15 maggio 2026.


Nella sua enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV cita due storie narrate nell’Antico Testamento, una mitica e l’altra reale, per mostrare che esistono modi opposti per sviluppare l’Intelligenza Artificiale: uno che porta alla frattura, l’altro alla costruzione condivisa.
Il primo racconto è quello della Torre di Babele: secondo il libro della Genesi, l’umanità si riunì per costruire una torre così alta da toccare il cielo. Un progetto grandioso, portato avanti con un solo metodo, una sola lingua e la medesima direzione. Ma proprio in questa uniformità si nascondeva il pericolo: nessuno spazio per la diversità di vedute o la condivisione delle scelte. Il risultato fu la dispersione: le lingue si confusero e gli uomini non si capirono più. Il Pontefice vede in questo racconto il simbolo di ogni tecnologia costruita sull’omologazione e sull’efficienza come unico criterio, dove la persona viene ridotta a un semplice ingranaggio.
La seconda vicenda presa ad esempio è di natura diametralmente opposta. Nel V secolo a.C., dopo decenni di esilio babilonese, gli ebrei tornarono a Gerusalemme e trovarono la città in rovina, le mura abbattute e le porte bruciate. Un funzionario di nome Neemia, ottenuto il permesso di organizzare la ricostruzione, divise la cinta della città in sezioni, affidando ciascuna a un gruppo diverso di persone, dai sacerdoti ai mercanti e agli artigiani, e così via. Ognuno responsabile del proprio tratto. Le difese cittadine rinacquero quindi non grazie a un’unica voce, ma alla responsabilità condivisa di tutti.
Con questi due esempi, Leone XIV evidenzia che la scelta non è tra accettare o meno l’Intelligenza Artificiale, ma tra due modi opposti di svilupparla: quello di Babele, verticale e omologante, o quello di Gerusalemme, in cui la pluralità di voci e visioni diventa una risorsa e il dialogo il terreno comune su cui costruire giustizia e fraternità.

Uno dei temi che più spesso ricorrono all’interno dell’enciclica Magnifica Humanitas è il rischio di un’Intelligenza Artificiale .. ben poco neutrale. Leone XIV lo afferma con chiarezza: nella pratica quotidiana, la tecnologia non è mai ‘super partes’, perché, inevitabilmente, ‘prende le parti’ di chi la progetta, la finanzia, la regola e la usa. Un dato di fatto che ha conseguenze concrete quanto immediate.
A tal proposito vale la pena ricordare che, per secoli, l’innovazione è stata guidata principalmente dagli Stati, garanti di un suo sviluppo (più o meno) democratico. Oggi non è più così: i principali motori dell’ ‘high tech’ sono grandi attori privati, spesso transnazionali, con risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi e per questo difficili da governare o, quantomeno, orientare verso il bene comune.
Le conseguenze di una tale concentrazione di potere sono tutt’altro che astratte. Quando, ad esempio, un algoritmo decide chi merita un mutuo, chi può accedere a un servizio o chi va selezionato per un lavoro, la responsabilità della decisione, allontanandosi artificiosamente dai ‘padroni del vapore’, si dissolve dietro una presunta oggettività. Lo scarto dei più deboli (o, meglio, ‘meno performanti’) viene quindi ammantato di una supposta neutralità, in merito alla quale è impossibile eccepire.
Ufficialmente nessuno decide: è la macchina a farlo. Sebbene, a ben vedere, questa rifletta sempre le priorità, gli interessi … e i pregiudizi, di chi l’ha creata (*1).
Nota:
*1: Leone XIV, Magnifica Humanitas, cap. 3, nn. 104-105.
1980/90

Il capitolo senza dubbio più ‘concreto’ dell’enciclica Magnifica Humanitas è il quarto, dedicato com’è alle ricadute quotidiane della trasformazione digitale su tre ‘beni’ di fondamentale importanza per l’intera umanità, ovvero il lavoro, la verità e la libertà.
Sul fronte del lavoro, Leone XIV non si limita a registrare il problema di una crescente disoccupazione dovuta alla ‘sostituzione tecnologia’, ma mette in guardia da qualcosa di più sottile: un’IA che, anziché liberare il lavoratore dalle mansioni più gravose, rischia di dequalificarlo, asservirlo al ritmo della macchina e, per di più, sottoporlo a una sorveglianza automatizzata sempre più pervasiva ed invasiva. A tal proposito il Papa ricorda che il fine ultimo non dovrebbe essere l’efficienza delle persone, ma la loro dignità.
Per quanto riguarda la verità, il documento denuncia come le piattaforme digitali e i sistemi di Intelligenza Artificiale stiano trasformando la comunicazione pubblica in un terreno fertile per la disinformazione. La possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati a costi sempre più bassi espone i cittadini a narrazioni distorte, indebolendo quella fiducia senza la quale la democrazia non regge.
Infine, in merito alla libertà, Leone XIV segnala due distinti pericoli. Il primo è quello delle ‘dipendenze digitali’: piattaforme progettate deliberatamente per catturare l’attenzione e sfruttare le fragilità degli utenti, erodendo la loro indipendenza. Il secondo è il controllo sociale reso possibile dalla raccolta massiva di dati: quando ogni gesto lascia tracce, profilare, prevedere e orientare i comportamenti diventa un potere enorme, spesso esercitato senza che le persone ne abbiano piena consapevolezza (*1).
Nota:
*1: Leone XIV, Magnifica Humanitas, cap. 4, nn. 131-171.
2000

Sono secoli che la dottrina cattolica ha elaborato la teoria di ‘guerra giusta’: un concetto sviluppato da Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino secondo cui un conflitto armato può essere considerato moralmente accettabile se rispetta criteri precisi, tra cui il ricorso alle armi come extrema ratio.
Da questo punto di vista, nella sua enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV compie un passo che diversi osservatori hanno definito clamoroso: dichiara infatti che, a fronte dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale in campo militare, qualsiasi ‘giustificazione’ bellica diventa di fatto obsoleta.
Il ragionamento del Pontefice è chiaro: i sistemi d’arma autonomi, attualmente operativi in diversi scenari, prendono decisioni letali in frazioni di secondo, sottraendosi al controllo umano. In condizioni del genere, criteri come la proporzionalità della risposta e la discriminazione tra combattenti e civili diventano impossibili da garantire. Non è quindi ammissibile, scrive il Papa, affidare decisioni di vita o di morte, spesso irreversibili, a sistemi guidati dall’IA.
Leone XIV denuncia anche come queste innovazioni stiano abbassando la ‘soglia psicologica’ di potenziali scontri: quando la contesa violenta diventa più ‘accessibile’ perché è la macchina a combatterla, il ricorso alla forza rischia di non essere più l’ultima opzione, diventando, di fatto, la prima (*1).
Nota:
*1: Leone XIV, Magnifica Humanitas, cap. 5, nn. 197-200.

Tra tutte le affermazioni, potenzialmente dirompenti, contenute nella Magnifica Humanitas, quella che ha fatto più rumore sui media è stata senza dubbio: “l’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata”. Frase indubbiamente assertiva, che molti hanno interpretato come un appello a bloccare o limitare lo sviluppo tecnologico, scatenando reazioni quantomeno accese.
Reazioni, a ben vedere, in gran parte ingiustificate.
“Disarmare”, secondo Prevost, non significa infatti rinunciare del tutto alla tecnologia. Il Papa usa piuttosto questa parola come riferimento esplicito al lavoro pluriennale della Chiesa per raggiungere il disarmo nucleare.

Un passaggio importante dell’enciclica Magnifica Humanitas da un punto di vista giuridico ed economico è quello in cui Leone XIV estende il principio cattolico della ‘destinazione universale dei beni’ anche all’ecosistema digitale.
Per secoli, questo principio ha affermato che tutte le risorse naturali, dalla terra all’acqua e all’aria, sono patrimonio dell’intera comunità umana e non possono essere monopolizzate da pochi. Il Pontefice compie quindi un salto storico dichiarando che oggi, tra i beni destinati a tutti, vanno annoverati anche brevetti, algoritmi, piattaforme, infrastrutture e dati.
Le implicazioni di questo atto sono, come è facile capire, enormi e derivano dalla consapevolezza che quando il ‘patrimonio digitale’ resta concentrato in mano a pochi attori privati, senza forme adeguate di condivisione e accesso, si generano inevitabilmente nuovi squilibri. Squilibri che dividono il mondo tra inclusi ed esclusi dalla rivoluzione tecnologica.
Chi possiede i dati, e gli strumenti per elaborarli correttamente, possiede il futuro: può, ad esempio, modellare i mercati, anticipare le crisi, decidere a chi destinare investimenti enormi. Un potere che non può essere lasciato a chi lo detiene senza alcun controllo.
La proposta del Pontefice per disinnescare questa pericolosa concentrazione non è la nazionalizzazione, ma una ‘governance condivisa’: trasparenza sugli algoritmi, accesso equo ai dati, forme reali di partecipazione e controllo pubblico.
L’ecosistema digitale, così come quello naturale, può essere custodito o sfruttato, condiviso o monopolizzato. La scelta, avverte Prevost, è ancora nelle nostre mani (*1).
Nota:
*1: Leone XIV, Magnifica Humanitas, cap. 2, nn. 65-67.

Il 25 maggio 2026, nell’Aula del Sinodo in Vaticano, si sono consumate due novità storiche in una sola mattina. Per la prima volta in duemila anni di storia della Chiesa cattolica, un Papa ha presenziato di persona alla presentazione di una propria enciclica: compito che, tradizionalmente, i pontefici delegano ai cardinali.
Altrettanto inedito il fatto che, accanto a Leone XIV, sedesse Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, unico rappresentante del mondo tech invitato all’evento.
Una presenza, quella dell’imprenditore californiano, tutt’altro che casuale: la sua azienda è infatti la sola, nella Silicon Valley a cercare, fin dalla sua fondazione, di coniugare innovazione ed etica (*1). Particolare interesse è stato inoltre dimostrato verso la ricerca di Olah in merito alla ‘interpretabilità’ dell’IA, che punta a capire come i modelli pensano e decidono dall’interno: studio che si allinea perfettamente con la richiesta di trasparenza e accountability che percorre l’intera Magnifica Humanitas.
Non stupisce quindi che, in un contesto del genere, Olah abbia rivolto al Papa parole che hanno colpito i presenti: “non potete pretendere che ci diamo le regole da soli. Ce le dovete dare dall’esterno, con dei contropoteri”: appello che rispecchia esattamente la visione dell’enciclica.
Dimostrazione concreta che il dialogo tra valori e algoritmo è cominciato (*2).
Nota:
*1: Non stupisce quindi che si sia rifiutata di rendere i propri modelli disponibili per usi militari illimitati: posizione che le è costata non pochi attriti con l’amministrazione statunitense;
*2: Presentazione della Magnifica Humanitas, Aula del Sinodo, Vaticano, 25 maggio 2026. Registrazione disponibile su: https://www.vatican.va

È molto diffusa l’idea che Magnifica Humanitas sia un’enciclica sostanzialmente ‘ostile’ alla tecnologia. Leone XIV è esplicito nel confutare un’interpretazione del genere: il suo documento non è un atto d’accusa contro l’Intelligenza Artificiale, ma, piuttosto, una riflessione profonda su come andrebbe orientata. La tecnologia, ricorda il Pontefice, non è né un bene né un male in sé: dipende interamente dall’uso che se ne fa e, soprattutto, da chi la governa e con quali fini.
Il vero punto di discrimine è se l’IA contribuisca a rendere la vita umana ‘più umana’ o meno.
Il Papa non chiede di fermare il progresso, ma di adottarlo responsabilmente. Di fare in modo che la macchina resti strumento e non diventi padrona. Di costruire, come Neemia a Gerusalemme, mattone su mattone, con responsabilità condivisa e attenzione ai più vulnerabili. Un cantiere aperto a tutti: ricercatori, imprenditori, legislatori, educatori, cittadini.
Il futuro dell’Intelligenza Artificiale, avverte Prevost, non è scritto: dipende dalle scelte che facciamo oggi (*1).
Nota:
*1: Leone XIV, Magnifica Humanitas, nn. 85, 129.
E’ possibile leggere il testo integrale dell’Enciclica Magnifica Humanitas seguendo QUESTO link.

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