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OpenEvidence:
L’IA che Aggiorna il Lavoro del Medico

UN ECCELLENTE ‘COPILOTA’ SANITARIO

OpenEvidence è lo strumento di Intelligenza Artificiale che sta rivoluzionando il modo in cui i medici americani accedono alla letteratura scientifica. Progettato da due ricercatori di Harvard, è oggi utilizzato quotidianamente da oltre il 40% dei medici statunitensi. Risponde a domande cliniche in dieci secondi, ha ottenuto il 100% all’esame di abilitazione medica americano ed è completamente gratuito. Cos’è, come funziona e perché, presto, potrebbe cambiare la medicina anche in Italia.

( di: Antonio Maria Guerra | data: 17/04/2026 )
Il diluvio informativo che investe i medici.

Il diluvio informativo che investe i medici.

Immaginate di dover leggere due nuovi articoli scientifici al minuto, ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Non per pura curiosità, ma per obbligo professionale, dal momento che, potenzialmente, ognuno di questi studi potrebbe contenere informazioni decisive per la salute dei vostri pazienti. Ebbene, è questa la complessa realtà in cui attualmente i medici di tutto il mondo operano (o, quantomeno, dovrebbero operare). Secondo un abstract pubblicato in Transactions of the American Clinical and Climatological Association, la conoscenza in ambito sanitario sta crescendo a un ritmo esponenziale, raddoppiando in un arco di tempo sempre più breve (*1). Ne consegue che se un medico volesse semplicemente tenersi aggiornato sulla letteratura scientifica della propria specialità, impiegherebbe, in media, circa nove ore al giorno. Tempo, ovviamente, tolto a coloro che ha in cura. I rischi di questo insostenibile carico informativo sono, da un lato, l’ignoranza, dall’altro, inevitabilmente, il burnout. Secondo i dati più recenti dell’American Medical Association, nel 2025 il 41,9% dei medici americani ha manifestato sintomi di esaurimento professionale (*2). Numeri che, sebbene di recente mostrino un piccolo miglioramento, restano comunque allarmanti. È in un tale contesto che nasce OpenEvidence: un tool ideato non per sostituire il medico, ma per metterlo nelle condizioni di prendere decisioni cliniche migliori, con le informazioni giuste, nel momento giusto.

OpenEvidence: le origini.

OpenEvidence: le origini.

Il progetto ‘OpenEvidence’ mosse i suoi primi passi nel 2022 a Cambridge, nel Massachusetts (US), dalla felice intuizione di due ricercatori formatisi presso la Harvard University.
Uno dei due, Daniel Nadler, PhD in economia politica, aveva già dimostrato di saper trasformare la complessità informativa in un vantaggio competitivo: con Kensho, la sua prima azienda, aveva infatti sviluppato sistemi di Intelligenza Artificiale capaci di analizzare e sintetizzare enormi quantità di dati finanziari per i professionisti di Wall Street. Quando S&P Global acquisì Kensho nel 2018 per 500 milioni di dollari (*1), Nadler si trovò di fronte a una domanda: quale altra professione stava annegando in un mare di informazioni impossibili da gestire? La risposta fu immediata: la medicina.

A Daniel si affiancò Zachary Ziegler, ricercatore specializzato nei fondamenti matematici dei modelli linguistici di grandi dimensioni (quelli che oggi tutti conoscono come ‘LLM’).
Insieme, i due ‘geniacci’ idearono OpenEvidence, al quale affidare una missione precisa: organizzare ed espandere la conoscenza medica mondiale, mettendola a disposizione di ogni medico, in modo semplice ed immediato.

Nota:
*1: S&P Global, comunicato stampa ufficiale, 2018.

OpenEvidence: cos'è.

OpenEvidence: cos'è.

OpenEvidence è, in sostanza, un vero e proprio ‘motore di ricerca medica’, basato sull’Intelligenza Artificiale e progettato esclusivamente per professionisti sanitari verificati. Lo strumento consente di porre domande cliniche in linguaggio naturale, ricevendo nel giro di pochi secondi risposte precise, aggiornate e documentate, in quanto ‘attinte’ esclusivamente da letteratura scientifica peer-reviewed. Occorre sottolineare che, a differenza di un motore di ricerca tradizionale, che restituisce una lista di link da esaminare uno per uno, OpenEvidence, in completa autonomia, analizza migliaia di pubblicazioni, ne sintetizza le evidenze più rilevanti e le presenta quindi in modo chiaro e immediatamente utilizzabile, corredando ogni risposta di riferimenti bibliografici verificabili.

Va anche detto che la piattaforma, non attingendo a fonti ‘poco verificate’ presenti nel web, è molto poco esposta al rischio delle ‘allucinazioni’, tipico di sistemi ‘generalisti’ come ChatGPT. Il suo bacino di informazioni, ultra-affidabile ed in continua crescita, è infatti composto (attualmente) da un corpus di oltre 35 milioni di pubblicazioni verificate (*1), selezionate e licenziate attraverso accordi ufficiali con le principali istituzioni scientifiche mondiali, tra cui il New England Journal of Medicine, il Journal of the American Medical Association con tutte le sue undici riviste specialistiche, oltre alla National Comprehensive Cancer Network, alla Cochrane e molte altre.
Il risultato è un tool imprescindibile che, pur non avendo l’ambizione di sostituire il giudizio clinico del medico, può senza dubbio potenziarlo, e non poco, mettendo a sua disposizione la migliore evidenza scientifica disponibile, nel momento esatto in cui ne ha bisogno.

*1: Contrary Research, OpenEvidence Business Breakdown, 2025.

OpenEvidence: il massimo dei voti all’esame di abilitazione medica.

OpenEvidence: il massimo dei voti all’esame di abilitazione medica.

Per comprendere davvero la qualità del motore di Intelligenza Artificiale che alimenta OpenEvidence, vale la pena citare un dato che, nel mondo della medicina, ha fatto decisamente scalpore.
Nel 2023 fu infatti il primo a superare il 90% all’esame di abilitazione medica americano, il cosiddetto USMLE, United States Medical Licensing Examination, prova articolata in tre fasi che ogni medico deve superare per ottenere la licenza di esercitare negli Stati Uniti (*1). Un traguardo straordinario, che due anni dopo, nell’agosto 2025, venne ulteriormente ‘stracciato’ grazie al raggiungimento di un punteggio del 100%! (*2). Occorre evidenziare che il modello, nel corso della prova, non si limitò a fornire la risposta corretta ma spiegò il ragionamento che la supportava, citando le fonti scientifiche da cui le proprie conclusioni erano tratte.

È questo, in fondo, il cuore della filosofia di un tool che non ‘tira a  indovinare’ ma ragiona, documenta e giustifica ogni affermazione.

Note:
*1: OpenEvidence, comunicato stampa ufficiale, luglio 2023.
*2: OpenEvidence, comunicato stampa ufficiale, agosto 2025.

OpenEvidence: un successo senza precedenti in ambito medico.

OpenEvidence: un successo senza precedenti in ambito medico.

I numeri di OpenEvidence raccontano una storia di successo difficile da credere, perfino per gli standard del settore tecnologico. Fondata nel 2022, solo tre anni dopo la piattaforma ha raggiunto quota 760.000 medici registrati negli Stati Uniti, con oltre 18 milioni di consultazioni cliniche al mese, partendo dagli appena 3 milioni (circa) dell’anno prima (*1). Più del 40% dei medici americani la utilizza quotidianamente, in oltre 10.000 tra ospedali e centri medici del Paese. Sempre nel 2025, oltre 100 milioni di americani sono stati curati da un professionista che, durante la visita, ha utilizzato OpenEvidence.

Sul fronte finanziario, la crescita è stata altrettanto vertiginosa: la valutazione dell’azienda è passata da 1 miliardo di dollari nel febbraio 2025 ai 12 miliardi del gennaio 2026, con un totale di circa 700 milioni di dollari raccolti in meno di un anno (*2). Ciò che rende questo fenomeno ancora più sorprendente è che non è stato costruito attraverso campagne di marketing tradizionale o costose strategie commerciali: OpenEvidence si è diffuso esclusivamente per passaparola, come avviene con i migliori strumenti, ovvero quelli che si raccomandano da soli perché funzionano davvero.

Note:
*1/*2: OpenEvidence, comunicato stampa ufficiale, gennaio 2026.

Risposte cliniche in dieci secondi (o meno)!

Risposte cliniche in dieci secondi (o meno)!

Il funzionamento di OpenEvidence, nella sua modalità di ricerca principale è, essenzialmente, molto semplice: il medico può infatti fare una domanda clinica in linguaggio naturale, esattamente come la porrebbe a un collega esperto, e nel giro di cinque, dieci secondi al massimo, riceve una risposta strutturata, documentata e accompagnata dai riferimenti bibliografici delle fonti da cui è stata estratta (*1). Una tale velocità è un dettaglio, come è facile capire, non secondario poiché, potenzialmente, permette una efficace consultazione … durante ogni visita!

Ciò avviene perché OpenEvidence, fin dalle sue origini, è  stato concepito esplicitamente come uno strumento di supporto in tempo reale, da utilizzare nel corso della pratica clinica quotidiana, e non come una risorsa utile solo a fine giornata, quando il medico trova finalmente il tempo di aggiornarsi. Occorre aggiungere inoltre un fattore di grande rilevanza pratica, ovvero che il tool è completamente gratuito per tutti i professionisti sanitari verificati, indipendentemente dalla struttura in cui operano. Questa gratuità è garantita da un modello di business che si basa sulla pubblicità pagata dall’industria farmaceutica, che in questo modo raggiunge una vasta audience di medici prescrittori. La formula, chiaramente, si allinea alla perfezione con gli interessi della piattaforma: più medici la impiegano, maggiori gli introiti e quindi più grande l’incentivo a migliorare continuamente il servizio offerto.

Nota:
*1: OpenEvidence, comunicato stampa ufficiale, luglio 2025.

‘DeepConsult’: un team di ricercatori … in tasca.

‘DeepConsult’: un team di ricercatori … in tasca.

Accanto alla funzionalità di ricerca rapida, OpenEvidence offre uno strumento ancora più potente, pensato per situazioni cliniche di maggiore complessità: si chiama ‘DeepConsult’, ed è il primo agente di Intelligenza Artificiale progettato specificamente per i medici (*1). Il suo funzionamento è decisamente diverso dalla ricerca standard perchè anziché restituire una risposta immediata (o quasi), DeepConsult, al pari di una sorta di ‘team dedicato’, analizza in parallelo centinaia di studi peer-reviewed, incrociandoli e sintetizzandoli in modo autonomo, alla ricerca non solo di risposte dirette ma anche di connessioni trasversali tra i risultati della letteratura che potrebbero altrimenti sfuggire.

Il tutto viene poi restituito al medico nel giro di qualche ora sotto forma di un report approfondito, a livello accademico. Per rendere l’idea: ciò che un ricercatore umano impiegherebbe mesi a produrre per un singolo argomento clinico, DeepConsult lo consegna nella casella di posta del medico … mentre, magari, sta pranzando! Anche questa funzionalità, nonostante richieda una potenza di calcolo notevolissima, è completamente gratuita per tutti i professionisti sanitari verificati. Dettaglio tutt’altro che trascurabile, se si considera che servizi analoghi vengono spesso venduti decine di migliaia di dollari al mese.

Nota:
*1: OpenEvidence, comunicato stampa ufficiale, luglio 2025.

OpenEvidence: il medico resta sempre al comando.

OpenEvidence: il medico resta sempre al comando.

Una domanda sorge spontanea: l’esistenza di uno strumento potente come OpenEvidence, mette a rischio il medico ‘in carne ed ossa’? La risposta è categorica: no. La filosofia che sta alla base del tool fin dalle sue origini è infatti quella secondo cui il medico è e rimarà sempre il decisore finale, al quale spetterà in ogni caso la responsabilità clinica.
OpenEvidence non diagnostica, non prescrive e non sostituisce il giudizio del professionista. Ciò che fa è invece supportare la sua ‘controparte umana’, potenziandola esattamente come il terminale di Bloomberg  amplifica le possibilità di analisi del trader.
Daniel Nadler usa spesso un paragone efficace: i computer sono in grado di far atterrare gli aerei in modo autonomo da molto tempo, eppure nelle cabine di pilotaggio i piloti ci sono ancora. Perché? Perché nella medicina, come nell’aviazione, esistono considerazioni che vanno ben al di là della pura capacità computazionale: l’empatia, il giudizio contestuale, la relazione con il paziente, la responsabilità etica.

Ciò detto, il contesto in cui OpenEvidence opera è tutt’altro che privo di urgenza: secondo le proiezioni del governo americano, entro il 2036 gli Stati Uniti potrebbero trovarsi a fronteggiare una carenza fino a 86.000 medici (*1). In uno scenario simile, strumenti capaci di moltiplicare le capacità di quelli attivi non saranno un lusso, ma una necessità!

Nota:
*1: AAMC, The Complexities of Physician Supply and Demand: Projections From 2021 to 2036, marzo 2024.

La visione: l’IA come collegamento tra i medici.

La visione: l’IA come collegamento tra i medici.

Guardando al futuro di OpenEvidence, Daniel Nadler traccia una visione che va ben oltre il semplice motore di ricerca medica. La sua ambizione, dichiarata pubblicamente in più occasioni, è quella di fare della sua creatura una sorta di ‘tessuto connettivo’ dell’intera sanità mondiale: uno strumento che non si limiti a fornire risposte tratte dalla letteratura scientifica, ma che diventi il punto di connessione tra esperti in tutto il mondo.
La sua idea è indubbiamente affascinante: un professionista alle prese con un caso clinico raro o particolarmente complesso, impiegando il tool potrebbe essere messo rapidamente in contatto con lo specialista più qualificato al mondo su quella specifica condizione, indipendentemente da dove si trovi. In questa visione, il compito dell’Intelligenza Artificiale non sarebbe quello di rispondere, ma di facilitare e ottimizzare il più possibile la connessione tra un essere umano e un altro. Una prospettiva radicalmente diversa da quella distopica che spesso accompagna il dibattito sull’IA in medicina, non c’è che dire.

Sul fronte più immediato, OpenEvidence sta già ampliando il proprio raggio d’azione oltre la ricerca: recentemente ha lanciato infatti una utility di trascrizione automatica delle visite mediche, che consente al medico di dedicare più tempo al paziente e meno alla documentazione.
Piccoli passi verso una scienza in cui la tecnologia lavora per l’uomo, e non viceversa.

OpenEvidence in Italia: a che punto siamo?

OpenEvidence in Italia: a che punto siamo?

Una domanda legittima riguarda la disponibilità di OpenEvidence per i medici italiani. La risposta è articolata: lo strumento è attualmente progettato e ottimizzato per il mercato statunitense. Il suo sistema di verifica si basa sull’NPI, il National Provider Identifier, un codice identificativo esclusivo della sanità statunitense, e i professionisti europei trovano spesso difficoltà nella fase di registrazione, rimanendo esclusi da alcune funzionalità della piattaforma. La base di conoscenza, inoltre, è fortemente orientata verso linee guida e contesto normativo a stelle e strisce.

Ciò premesso, l’espansione internazionale è senza dubbi nei piani dell’azienda produttrice, con i mercati anglofoni come priorità immediata. Per il momento, OpenEvidence rappresenta quindi per il medico italiano uno strumento di grande interesse, da seguire con attenzione, in attesa di un accesso completo che, ci auguriamo, non tarderà ad arrivare.

Le immagini presenti in questa pagina web sono state realizzate impiegando strumenti di Intelligenza Artificiale generativa.